lunedì 8 agosto 2022

RECENSIONE Lu Bummularu Racconta Selinunte 628 A.C. di Rocco Spanò

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

TRAMA

Lu bummelaru racconta Selinos Il racconto completo di disegni è diviso in capitoli e ogni capitolo si apre con una poesia in dialetto siciliano e italiano. "Lu Bummularu racconta Selinos” è ambientato durante il glorioso periodo greco a Selinunte e racconta di un oggetto creato da un giovane artigiano, Obelius e che è rimasto in uso fino agli anni ’60 come anche la giara per conservare l’olio. Lu bummulu dalla parola greca “bombùlion” che vuol dire vaso, era un piccolo contenitore utilizzato per mantenere fresca l'acqua e il vino. Il racconto inizia con il viaggio in mare di Obelius, la sua famiglia e altri Megaresi, dalla Grecia alla Sicilia, per la fondazione di una nuova colonia che prenderà il nome di “Selinos” per l’odore di sedano che si sente quando arrivano nel luogo dove costruiranno la Polis. Non tutte le famiglie potevano compiere questo viaggio, perché c'era bisogno dell’aiuto di tutti per costruire la nuova polis, coltivare i campi e aiutare la comunità per qualsiasi esigenza si verificasse. Il comandante Pammilo era la guida per tutte le famiglie durante tutto il viaggio, ma anche nella vita nella nuova polis che ebbe carattere agricolo-commerciale. Durante la prima parte della navigazione un ragazzo che è seduto su una panca è in imbarazzo perché ha portato il suo cane.

 

 

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RECENSIONE

 

Un libro particolare per la sua natura dialettale, visto che oggi si pubblicano sempre meno volumi che riportano dialetti italiani. La sua particolarità sta nel fatto di riuscire a introdurre ogni capitolo con una poesia in dialetto siciliano e in italiano, è una peculiarità simpatica e che risulta d’impatto al lettore per la sua natura breve. Un modo per farlo riavvicinare ai dialetti italiani in una storia che si divide fra racconto, poesia e romanzo.

Altra suggestiva caratteristica sono le illustrazioni nitide e dinamiche inserite nel corso della narrazione. “Lu Bummularu racconta Selinos” ha un’ambientazione nel felice periodo dell’antica Grecia nel 628 a.C. a Selinunte. Protagonista della storia è un oggetto realizzato da un giovane artigiano di nome Obelius. Un oggetto tramandato fino agli anni Sessanta. Lu  Bummulu prende origine dal greco “bombùlion” che significa vaso. Sarebbe quindi il racconto della creazione di un semplice contenitore per mantenere freschi acqua e vino.

Un viaggio in mare dalla Grecia alla Sicilia, dove Obelius con la sua famiglia e altri Megaresi daranno vita a una nuova colonia con il nome Selinos. Questo nome è dovuto all’odore di sedano che si sente quando si arriva sul posto. Un racconto romanzato che descrive il sogno di realizzare una nuova polis agricola-commerciale grazie all’unione della forza di tutti in aiuto della comunità. Un libro che rispolvera la bellezza della Grecia antica informando sull’invenzione di un oggetto, a volte rimasto trascurato, incuriosendo fra dialetti e importanti obiettivi sociali e umani.

 

 

FRANCESCA GHIRIBELLI

martedì 26 luglio 2022

RECENSIONE I figli della criogenesi di Franco Signorini

 





 

 

 

TRAMA

Alla base di tutte le storie di fantascienza c’è la classica domanda “che cosa accadrebbe se…?”. La domanda è spesso un’ipotesi scientifica, la risposta, invece, è frutto della nostra fantasia. La fantascienza, dunque, è l’unione tra scienza e fantasia; in poche parole formula una domanda scientifica e risponde con la fantasia dello scrittore. Franco Signorini in questo romanzo unisce, scienza, fantascienza, avventura, amore e il risultato è un brillante romanzo tutto da leggere. L'ibernazione è da sempre uno dei temi più ricorrenti nell’immaginario fantascientifico, è quell'inspiegabile fenomeno che vedevamo nei film ed oggi è diventato una realtà concreta. Il simbolo del progresso scientifico di tutti i tempi e la possibilità per ogni essere umano di "ingannare" la morte: è questa in un certo senso la definizione di "ibernazione".

 

 

 

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RECENSIONE

 

Un romanzo toccante, credo singolare nel suo genere, dove il poeta che l’autore conserva dentro di sé da sempre, esplode in una miriade di emozioni umane ed esistenziali.

Un libro di narrativa contemporanea che affronta l’amore per un figlio da parte di due genitori che non si fermano davanti alla fulminante malattia che lo ha colpito. Già, non lottano soltanto contro il tempo che si fa sempre più breve o non se la prendono semplicemente con il destino infausto, ma combattono per arrivare (nonostante i pochi soldi che hanno a disposizione) a qualcosa più grande di loro, più grande di tutta l’umanità. Tutto grazie a conoscenze importanti che un’amicizia duratura permette loro di avere.

Ebbene, Patrik e Jennifer tenteranno la via dell’ibernazione per salvare il loro figlio Julius da una brutta leucemia in stadio avanzato. Un modo per preservare il suo corpo in attesa di tempi più avanzati per curare simili malattie impossibili. Un titolo suggestivo che riassume e incanta l’anima della storia romanzata, ma soprattutto un’esperienza vera, dove molti si possono rispecchiare. Un romanzo tutto da scoprire in cui lacrime di dolore e la forza dell’amore si uniscono in un abbraccio indelebile e impossibile da sciogliere, regalando anche la forza e la crudezza della fantascienza distopica.   

 

FRANCESCA GHIRIBELLI

lunedì 11 luglio 2022

RECENSIONE LA STRADA DI MARIAELENA AGAZZI





 

 


 

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 TRAMA

50 anni, un dolore grande, duplice, con cui imparare a convivere e una cena tra amiche, vere, da cui scaturisce un’idea. Uno zaino vuoto di tutto, solo una partenza lo può riempire. Tre amiche che decidono di affrontare un viaggio a piedi che cambierà le loro vite, la sua vita. Un cammino nuovo in tutti i sensi, un desiderio che trae origine dalla casuale lettura di un libro da parte di Elena. Un desiderio esploso nel momento del distacco lacerante da entrambe le sue radici più profonde, una svolta impensabile fino ad allora ma che diviene indispensabile. Un percorso tortuoso, fatto di più partenze, più tappe, ritorni sino alla conclusione dinnanzi al tramonto più bello del mondo che riuscirà a illuminare l’intera esperienza.

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RECENSIONE

 

Un romanzo sotto forma epistolare che racchiude un racconto di vita, esperienza, lacrime, dolore, gioia, risate, mani intrecciate, sguardi pieni di complicità, ma soprattutto che racchiude tanti, tantissimi passi condivisi con il sudore della fronte per giungere all’obiettivo prefissato. La destinazione che respira fra le pagine pregne dell’inchiostro della Agazzi è proprio Santiago de Compostela.

L’autrice mette tutta sé stessa dentro il suo libro, narrando del suo Io prima, dopo e durante: racconta la perdita di persone care, i suoi arricchimenti e cambiamenti interiori, i suoi alti e bassi, ma in particolare questo diario di vita e avventura è intriso di amicizia. Sì, l’amicizia che la lega alle sue più care amiche, con cui intraprende un percorso che si può scegliere di fare da soli con sé stessi o altrimenti accompagnati da coloro, di cui più ci fidiamo nella vita. Sì, perché Santiago de Compostela è il luogo sacro e speciale, dove poter vivere e condividere il cammino in silenzio, con la sola compagnia del rumore dei passi lungo il percorso.  Spiritualità, coraggio, forza e la ricerca della serenità e felicità introspettive si prendono a braccetto in un diario di bordo, in cui il racconto umano apre gli occhi alla preghiera, trovando quella strada che ognuno di noi spesso cerca disperatamente e non si accorge di avere proprio davanti a sé. 

 

FRANCESCA GHIRIBELLI

mercoledì 29 giugno 2022

RECENSIONE Fiori di pesco: Un vecchio nei giorni della pandemia di Iginio Carvelli

 



 

 

 

 

 

 

 

TRAMA

Un viaggio nello spazio e nel tempo della pandemia. Un vecchio racconta i giorni del disagio tra speranze e paure, solitudini e ricordi, sorretti dalla fiducia nella scienza ma soprattutto dalla fede, piccola favilla che nell’angoscia e nella gioia accompagna il viandante nel cammino dell’umana esistenza. L’età avanza, il passo sembra lento, ma il cuore del sociale, nonostante la solitudine, batte forte ancora e riscopre e ravviva i valori del dono. La forma letteraria del diario dice testimonianza, produce coinvolgimento, crea empatia, immedesimazione: descrive sentimenti ed emozioni che, in questo lasso di tempo, hanno messo a nudo l’umano di ciascuno di noi. La lettura di questo diario ci permette, inoltre, di cogliere vari spunti di riflessione che meritano di essere approfonditi.

 

 

 

 

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RECENSIONE

 

Ormai leggiamo molti libri sul Covid, un periodo che purtroppo abbiamo vissuto e stiamo vivendo sulla nostra pelle e che resterà cicatrice indelebile nei secoli anche per le nuove generazioni. Ma questo è un libro che si discosta dalle solite letture che riprendono il Coronavirus, perché un diario di viaggio romanzato. Una forma narrativa e scritturale che amo molto come genere di letteratura e che purtroppo si trova meno spesso di altri generi. L’autore ci fa filosofeggiare sul significato del tempo e racchiude poi l’arco temporale della narrazione in un anno, il peggiore che abbiamo vissuto a causa del Covid-19.

Un diario di bordo filosofico, narrante, che si divide fra staticità riflessiva e dinamismo di introspezione umana. Lo scrittore mette per la prima volta in modo esauriente a nudo l’anima di ognuno di noi. Ciò che veramente abbiamo provato e proviamo tra emozioni e sentimenti in un periodo difficile e tragico come quello della pandemia. Ho apprezzato molto da credente il collegamento con l’anno di riflessione dedicato da Papa Francesco alla famiglia. E come la famiglia e la speranza siano i temi portanti anche di questo libro e della nostra vita in momenti così delicati.

Carvelli ci esorta a farci capire come il lockdown sia riuscito a renderci ancora più diffidenti e sospetti verso il prossimo aggiungendo il forzato distanziamento sociale che ha appunto contrastato sentimenti di solidarietà e di sostegno. Ci spinge a pensare alla vera mancanza che abbiamo sentito degli amici e delle persone care che a causa della distanza magari non abbiamo potuto abbracciare, visto che neanche quelli più vicini potevano farlo. Ma Carvelli parla anche della morte del presente e del passato, interrogandoci addirittura sul suo significato futuro. E inoltre anche di come ci sentiamo braccati senza sosta da un nemico invisibile, in questo caso il Covid; in fondo nessuno in generale è mai fuori pericolo dal male improvviso della vita e dalla morte che incombe dietro l’angolo. E infine ci invita a prendere anche il lato positivo che a volte il brutto ci porta: come il riscoprire il lento trascorrere del tempo tra le mura domestiche a causa della forzata chiusura in casa, a rivalutare il piacere della lettura e delle tante cose che magari la frenesia della vita ci porta a non valorizzare. A molte persone il maledetto Coronavirus è servito a riflettere sul fatto che non ci siamo mai accorti di tutto quello che avevamo prima, perché solo quando lo perdiamo ci si accorge del suo vero valore.

Ed ecco che la storia dell’ultraottantenne Arturo e di sua moglie Rosy diventa anche un po’ la nostra storia, la storia di ognuno di noi. 

 

 FRANCESCA GHIRIBELLI

RECENSIONE Dal profondo del cuore: From the bottom of my heart di Marco Franco

 




 

TRAMA

 

L’amore è la nostra linfa vitale, ciò che riesce a risvegliare in noi sentimenti ed emozioni che credevamo sopite. È proprio questo che l’autore vuole sottolineare attraverso le sue poesie: tutto ciò che si prova non può essere cancellato, i ricordi restano nella mente e nel cuore di chi ama, e nessuno può nasconderli o farli scomparire. Resta il segno lasciato dai pensieri: essi percorrono la mente del lettore, che si immedesima in ciò che prova il poeta, percorrendo con lui il tempo dell’amore e quello della sofferenza che ad esso si lega e si connette, in modo reale e tangibile. Versi liberi, uniti da passione e malinconia.

 

 

 

 

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RECENSIONE

 

Ed ecco che troviamo un poeta prosastico di radici tedesche tornato a vivere in Italia, mi piace molto la scelta di mettere la traduzione dei testi anche in lingua inglese. Il poeta sembra scegliere un tema risentito e scontato come denominatore comune dei suoi componimenti poetici raccontati. Marco Franco ci trasporta nella linfa vitale dell’albero della vita. La linfa vitale è l’amore, ma un amore collegato a qualcosa che fa risvegliare anche l’animo più restio o deluso dalla vita o colui che in quel momento a causa di un tragico evento pensa di non essere più capace di rialzarsi, fidandosi di nuovo delle persone e così incapace di rinnamorarsi di qualcuno.

Ma è anche l’amore dei ricordi del passato che resteranno sempre parte di noi, dall’altra c’è anche l’amore che lega il filo dei pensieri camminando a fianco dell’uomo-poeta e andando di pari passo con il tempo del sentimento e della sofferenza. Perché non c’è amore senza dolore e dolore senza amore. Un po’ come la luna e il sole, e il buio e la luce: nessuno dei due può esistere senza la presenza dell’altro.

Solo chi ama può comprendere il dolore, e l’amore può essere vissuto solo da chi è passato anche attraverso la sofferenza.

Nei componimenti di Franco troviamo romanticismo, amore, passione, lacrime, gioia e anche una sana malinconia.

Eccone un piacevole stralcio.

 

L’eco della solitudine

Ogni tanto torna l’eco della solitudine,

ti mancano certi affetti, certi odori, certi sguardi, certi pensieri, i sorrisi.

Senti quel vuoto dentro,

ma sai che passerà,

quell’eco sparirà.

Ormai ci sei abituato, ecco perché scrivi, fa parte di te,

ha la sua bellezza,

ha la sua armonia,

mantiene in equilibrio il tuo cuore e la tua mente.

Questo è l’eco della solitudine.

 

FRANCESCA GHIRIBELLI

martedì 28 giugno 2022

RECENSIONE LE MIE ELOISE AMORI ETERNI DI LIDIANO BALOCCHI


 

 


 

 

 

 

TRAMA

 

Quale amore è in grado di resistere alle insidie del tempo, insinuarsi tra le mura di un monastero, abbattere gli ostacoli che la vita, o la storia, pongono sul sentiero dell'esistenza? Lo scopriamo tra le pagine di questo appassionante e coinvolgente romanzo in cui le vicende di Verena e Domenico si intrecciano, tra vita consacrata ed intense emozioni, trasportando il lettore in un viaggio, sulle tracce del destino.

 

 

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RECENSIONE

 

Un romanzo che rappresenta un filo legato fra sette secoli. Una storia d’amore a sfondo antico, ma allo stesso tempo contemporaneo nella sua valenza morale. Il periodo storico è una scelta singolare da parte dell’autore e incuriosisce molto perché siamo agli inizi dell’Ottocento e abbraccia un momento particolare e quasi mai ritrasposto nei libri: la chiusura e la requisizione dei conventi da parte di Napoleone Bonaparte. Il romanzo passa dalla vicenda appunto di una monaca che vive questa circostanza storica e che poi alla fine si dimentica la vita consacrata da Dio per viverne una peccaminosa cedendo alla compagnia di un ex frate. E qui l’autore riesce bene a legare l’esperienza umana della monaca che vive questo difficile momento storico per il convento, narrando anche della sua fondatrice Eloisa per poi agganciarla come un binario parallelo che prosegue la sua narrazione a fianco della vicenda predominante, ma senza mai incontrarla per la sua distanza temporale.
Ci si collega ovvero ad altri due personaggi, i veri protagonisti della storia.

Sette secoli prima la monaca Eloisa e l’ex frate Abelardo si amavano e poi sette secoli dopo Verena e Domenico si ritroveranno a vivere la potenza dell'amore.

Nella narrazione vibra poderosa la figura di Eloisa, fondatrice del convento, dove visse come una santa, inoltre lei sarà polso di ferro per le consorelle, ma rappresenterà luce per il loro cammino.

Come finirà il sentimento fra Verena e Domenico? Trarranno riflessioni dalla vicenda di Eloisa e del suo Abelardo, narrata appunto attraverso il romanzo. La famosa vicenda della storica Eloisa badessa, religiosa e letterata nata da una scandalosa relazione della madre nobile con un siniscalco. L’autore allacciando un periodo storico importante e ben narrato a un intreccio romanzato molto valido e strutturato ci regala la riflessione che se ci fossero molti più individui consacrati al bene grazie a un sano affaticamento dei sensi, forse la società funzionerebbe meglio. Piacevole anche la parte dell’ambientazione in Toscana, luogo originario dell’autore.

FRANCESCA GHIRIBELLI

 

lunedì 27 giugno 2022

RECENSIONE THOMAS NON ABBIATE PAURA DI LUCA BORREALE

 



 

 

 

 

 

 

 

TRAMA

 

Thomas è un padre di famiglia, in apparenza comune ma con un complesso passato alle spalle, che si trova inaspettatamente catapultato nel disperato tentativo di salvare prima i suoi cari e poi l’intero pianeta dall’apocalisse, la quale sopraggiunge un passo alla volta come catarsi dell’umanità per mezzo di giganteschi terrorizzanti e iconici mostri. Thomas compirà un viaggio – anche spirituale – pieno di vicissitudini e rivelazioni, scoprendo che per arrestare la fine dovrà salvare l’anima del mondo, compiendo gesta incredibili e svelando ogni mistero e i segreti che esistono in cielo e in terra, fino all’incontro con il male assoluto, termine e breve prologo della storia. In un unico intrecciato filo narrativo le movimentate vicende e la visione filosofica dell’autore accompagneranno il lettore in una fantastica avventura con una visione positiva di fondo.

 

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RECENSIONE

 

Un romanzo che racchiude tanti generi in sé. Chi ne è l’autore stupisce il lettore per i molteplici generi che abbraccia: narrativa contemporanea, fantasy, distopico, fantascientifico, spirituale-karmico, d’avventura e d’azione.

Il protagonista è Thomas, lo dice già il titolo, grande appassionato di soccer e che ha un legame forte con il suo nonno. Ma la vita di Thomas verrà sconvolta quando un mostro dalle sembianze di un drago lo ucciderà. E da qui il lettore dirà: ma come il protagonista muore così presto?

No, sarà l’evento che scandirà la trama totale del libro. Thomas rivedrà il momento in cui morirà attraverso delle strane visioni, vedrà il dolore di sua figlia e di sua moglie, ma alla fine saprà anche di essere uno dei quattro erranti, le anime smarrite che dovranno essere sacrificate per il male esistente sulla terra, visto che ci sarà l’apocalisse, la fine del mondo.

Si toccano temi spirituali come il karma e la reincarnazione tra eco del futuro e del passato, così Thomas verrà a sapere di non essere ancora completamente morto, perché la vita non ha ancora abbandonato del tutto il suo corpo. Thomas scoprirà l’esistenza del mondo al di là e rientrerà nella sua identità dovendo portare a termine una missione: andare a Kopan e salvare il tempio di un importante maestro, il Venerabile Strong. Ma questa sarà solo una missione iniziale, perché in tutto il mondo stanno facendo la loro comparsa i mostri di nome Godzilla. Creature mostruose che sembrano distruggere il mondo e che pare siano inviati dai cosiddetti spazzini dell’universo.

Ebbene insieme a Thomas diventeranno protagonisti anche l’aviere Howard, la sergente Tyrol, un geniale fisico, che dovrà creare un’arma per fermare la fine del mondo causata dai mostri, e il tenente Reese.

E se alla fine con la distruzione del mondo c’entrassero gli alieni?

Il lettore verrà immerso in un’avventura piena di azione e veramente incredibile, visto che scoprirà anche che la fine del mondo è solo la rinascita di ognuno di noi dalle proprie ceneri. E se i mostri che stanno sconvolgendo il mondo fossero i demoni che emergono dalla nostra anima!

Thomas abbraccerà la luce e diventando luce lui stesso, riuscirà nell’impresa di fermare la fine del mondo? Questo romanzo è sconvolgente perché il lettore si trova sempre spiazzato, visto che si crea delle convinzioni che pagina dopo pagina giungono a colpi di scena inattesi.  

 

 

FRANCESCA GHIRIBELLI