mercoledì 29 giugno 2022

RECENSIONE Fiori di pesco: Un vecchio nei giorni della pandemia di Iginio Carvelli

 



 

 

 

 

 

 

 

TRAMA

Un viaggio nello spazio e nel tempo della pandemia. Un vecchio racconta i giorni del disagio tra speranze e paure, solitudini e ricordi, sorretti dalla fiducia nella scienza ma soprattutto dalla fede, piccola favilla che nell’angoscia e nella gioia accompagna il viandante nel cammino dell’umana esistenza. L’età avanza, il passo sembra lento, ma il cuore del sociale, nonostante la solitudine, batte forte ancora e riscopre e ravviva i valori del dono. La forma letteraria del diario dice testimonianza, produce coinvolgimento, crea empatia, immedesimazione: descrive sentimenti ed emozioni che, in questo lasso di tempo, hanno messo a nudo l’umano di ciascuno di noi. La lettura di questo diario ci permette, inoltre, di cogliere vari spunti di riflessione che meritano di essere approfonditi.

 

 

 

 

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RECENSIONE

 

Ormai leggiamo molti libri sul Covid, un periodo che purtroppo abbiamo vissuto e stiamo vivendo sulla nostra pelle e che resterà cicatrice indelebile nei secoli anche per le nuove generazioni. Ma questo è un libro che si discosta dalle solite letture che riprendono il Coronavirus, perché un diario di viaggio romanzato. Una forma narrativa e scritturale che amo molto come genere di letteratura e che purtroppo si trova meno spesso di altri generi. L’autore ci fa filosofeggiare sul significato del tempo e racchiude poi l’arco temporale della narrazione in un anno, il peggiore che abbiamo vissuto a causa del Covid-19.

Un diario di bordo filosofico, narrante, che si divide fra staticità riflessiva e dinamismo di introspezione umana. Lo scrittore mette per la prima volta in modo esauriente a nudo l’anima di ognuno di noi. Ciò che veramente abbiamo provato e proviamo tra emozioni e sentimenti in un periodo difficile e tragico come quello della pandemia. Ho apprezzato molto da credente il collegamento con l’anno di riflessione dedicato da Papa Francesco alla famiglia. E come la famiglia e la speranza siano i temi portanti anche di questo libro e della nostra vita in momenti così delicati.

Carvelli ci esorta a farci capire come il lockdown sia riuscito a renderci ancora più diffidenti e sospetti verso il prossimo aggiungendo il forzato distanziamento sociale che ha appunto contrastato sentimenti di solidarietà e di sostegno. Ci spinge a pensare alla vera mancanza che abbiamo sentito degli amici e delle persone care che a causa della distanza magari non abbiamo potuto abbracciare, visto che neanche quelli più vicini potevano farlo. Ma Carvelli parla anche della morte del presente e del passato, interrogandoci addirittura sul suo significato futuro. E inoltre anche di come ci sentiamo braccati senza sosta da un nemico invisibile, in questo caso il Covid; in fondo nessuno in generale è mai fuori pericolo dal male improvviso della vita e dalla morte che incombe dietro l’angolo. E infine ci invita a prendere anche il lato positivo che a volte il brutto ci porta: come il riscoprire il lento trascorrere del tempo tra le mura domestiche a causa della forzata chiusura in casa, a rivalutare il piacere della lettura e delle tante cose che magari la frenesia della vita ci porta a non valorizzare. A molte persone il maledetto Coronavirus è servito a riflettere sul fatto che non ci siamo mai accorti di tutto quello che avevamo prima, perché solo quando lo perdiamo ci si accorge del suo vero valore.

Ed ecco che la storia dell’ultraottantenne Arturo e di sua moglie Rosy diventa anche un po’ la nostra storia, la storia di ognuno di noi. 

 

 FRANCESCA GHIRIBELLI

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