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domenica 30 aprile 2023

Recensione Con Ovidio – La felicità di leggere un classico di Nicola Gardini



 


 

 Ultimamente per necessità di studio e lavoro, ma anche per passione e amore verso il mondo della scrittura e lettura, mi sono appassionata ai saggi e ai manuali o anche a opere che riprendono scrittori famosi nei loro più grandi contributi letterari. Nicola Gardini è uno scrittore e un esperto in materia, un vero e proprio filologo. Non è vero che il latino e greco sono lingue morte, e non dobbiamo dimenticare di certo i maestri che hanno dato vita al classicismo. Uno fra questi, appunto, è proprio Ovidio.

Gardini con professionalità e soprattutto semplicità, racconta, spiega, approfondisce e arriva al cuore anche di chi non ha basi classiche o di chi magari vuole solo esplorare e scoprire questo nuovo mondo fatto di passato che non è polvere, bensì cenere ancora viva e pronta a riaccendere ogni volta il fuoco della letteratura classica. Ma anche pronta a ravvivare la filosofia di un tempo che fu e che ha posto le basi del pensiero filosofico arrivato fino ai giorni nostri.

Cos’è un classico? Un classico, rileggendolo fra le righe di un esperto come Gardini ci parla rendendoci lettori e spettatori della sua bellezza e della sua forma. Non apriamo semplicemente un libro: apriamo le braccia a un sopravvissuto, come dice Gardini. Diamo ospitalità a uno straniero; gli offriamo la nostra casa e ci mettiamo ad ascoltarlo. Lo scrittore e studioso riprende uno dei più importanti e indimenticabili autori classici, Ovidio. Un autore che non canta l’epica, bensì l’elegia, cantando il desiderio dei singoli, un desiderio spesso autodistruttivo. Le sue non sono battaglie tra popoli nel vero senso di guerra, la sua è una battaglia tra amanti. Inoltre, gli eroi fanno posto alle eroine.

Gardini sottolinea anche la differenza tra l’Ovidio maggiore e quello amoroso del primo periodo. Ho apprezzato molto, oltre alla profonda analisi conoscitiva dell’opera, anche il soffermarsi dell’autore sul concetto di scrittura. Quando si scrive, scrive tutta la persona. Scrivendo, la persona si realizza. Inoltre, evidenzia come sia differente scrivere a mano una lettera o un testo e scrivere qualcosa cliccando un tasto elettronico, come oggi capita sempre più spesso. Sottolinea l’importanza del dito nella scrittura amanuense. Com’era bello in passato scrivere una lettera a mano! Oggi capita sempre meno o se lo si fa si usano dispositivi tecnologici. Una lettera è doppia temporalità e doppia spazialità, afferma Gardini. È ora e poi; è qui e altrove. Certezza e incertezza. L’ora e il qui sono determinati.

Gardini dà anche la definizione di “fantastico” nella scrittura e nel pensiero filosofico. Il motore è inevitabilmente il desiderio. Il bisogno di possesso (la brama) o di recupero (la nostalgia o il rimpianto). Ma soffermiamoci in breve, vista la vastità dell’argomento, sull’opera più importante di Ovidio: Le Metamorfosi. Un grande caleidoscopio di immagini, mondi materiali e immateriali che si intrecciano, dove l’apparire si produce e si modifica. Il concetto sensorio di metamorfosi per Ovidio sta nella metamorfosi stessa e non nella conclusione del suo stadio. Precisamente si racchiude nella dinamica della trasformazione.

Grande tema ovidiano è l’incertezza, una condizione primaria della mente, che poi si irradia al corpo, realizzando una mutazione fisica. Le Metamorfosi sono poema universale. Abbracciano il periodo che va dal caos primordiale all’ordine del principato augusteo. Insomma, un’enciclopedia sulla storia del mondo. Gardini ostenta e definisce il poema ovidiano una vera e propria apocalisse del “tempo ritrovato”. Un confronto quindi con l’opera proustiana. Un’addizione di “tempi perduti”. Sia Proust sia Ovidio inglobano un tempo perduto, ma al contempo lo restituiscono. Ecco che qui entra in scena il Gardini filologo rapportando analogie fra antichità e modernità nel campo letterario e filosofico. Un libro consigliato agli amanti dei saggi e del classicismo, ma anche a chi vuole scoprire la filologia in punta di piedi e a chi desidera ampliare le proprie curiosità e conoscenze letterarie.

Definirei questo saggio anche un po’ romanzato come l’immagine di acqua pura che scorre: la sorgente nascosta dei classici, che ogni volta sono preziosi per abbeverarsi alla fonte delle nostre origini per poter così affrontare meglio il presente e il futuro.

Francesca Ghiribelli


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